La maratona di Lisbona

Raffaela Rondini

Perché si corre una maratona? Per mettersi alla prova, ovvero per dimostrare di farcela e per avere una meta. O forse per qualcos’altro?

Molte gare sono più brevi della maratona e ricevere una medaglia per aver corso anche pochi chilometri dà comunque una gran soddisfazione.

All’ultima maratona di Lisbona l’atmosfera era particolarmente esplosiva.

Alla struggente voglia di vivere portoghese si è aggiunta una festosa ondata internazionale di gente che voleva sfidare i limiti del proprio corpo e della propria età. Nonne e bambini, atleti e dilettanti, coppie e singoli di tutte le età e dai corpi di ogni forma e colore si sono ritrovati al confine dell’Europa, tra il fiume Tago e l’Atlantico a metà ottobre per l’esattezza il giorno dopo Leslie, l’annunciata tempesta del secolo che per fortuna in Portogallo è stata clemente, a vedere se ce l’avrebbero fatta.

La piccola e media maratona si sarebbero addirittura dovute correre sul moderno mega ponte Vasco de Gama, ma la protezione civile aveva poi all’ultimo momento cambiato tempi e luoghi della gara a causa di Leslie e pure la grande maratona era stata ritardata senza neppure riuscire ad avvertire tutti i partecipanti.

Nonostante l’uragano ed i contrattempi la mattina del 14 ottobre 2018 erano tutti assolutamente di buon umore solo al pensiero della fatica, come se il sudore estremo fosse garanzia di felicità.

Che lo sport sia uno dei mezzi naturali per attivare gli ormoni del buon umore è risaputo, ma qui una simpatica euforia di massa anticipava addirittura il miracolo biochimico.

Che avessero tutti esagerato con gli integratori di sali minerali?

Tra le tante maratone che una persona può scegliere di correre, a Lisbona lo sforzo ha un sapore particolare.

Il poetico abbandono della città in preda ai suoi sentimenti, il fado di accompagnamento che esce dai piccoli locali dove si beve, si mangia e si parla e le donne anziane che vendono il liquore fatto da sé sedute sull’uscio di casa si mescolano magici ai turisti brevi dalle tutine di nylon fluorescenti che sgambettano felici per le vie scoscese e quando arrivano in cima alla piazza del panorama e si sono fatti un selfie prendono il tram 28 per provare l’ebbrezza delle discese e delle curve con l’antica vettura di legno carica di nostalgia e di pesante ferrame.

Foto di Manuel Neto
Foto di Manuel Neto

Un qualsiasi autista di mezzi pubblici di capitale culturale assediata da folle di visitatori avrebbe la gastrite. I tranvieri di Lisbona sorridono bonari e sembrano quasi felici di avere questa gente letteralmente fra i piedi mentre guidano.

Lisbona ha una pazienza affascinante.

Foto di Manuel Neto
4 anni fa