La cupola Celeste

Raffaela Rondini

O ospite, che arrivi a Berlino carico di aspettative!

Vieni a trovarmi! Sono Celeste.

Sono un’amica di Clara, la giovane cupola del Reichstag,  di Sibylle e Ludmylle, le cupole della Frankfurter Tor e delle cupole gemelle di Gendarmenmarkt.

Ti aspetto per raccontarti una storia.

Il mio indirizzo è Tempelhofer Freiheit Park, il Parco della Libertà di Tempelhof. Sono alla confluenza dei quartieri di Tempelhof, Kreuzberg e Neukölln.

Mi raggiungi in vari modi: puoi arrivare col bus 104, con la U6 da Platz der Luftbrücke o Paradestraße o Tempelhof, dove c’è anche la stazione della S41 e S42.

Entra nel parco e sdraiati al centro, sul prato con lo sguardo rivolto ad ovest.

Vedi tutt’intorno questo cerchio di mare verde?

Sono più di 300 ettari di prato, circondati ad ovest dalla concavità della struttura circolare dell’ex aeroporto di Tempelhof, che si continua in un limite di alberi e siepi più o meno fitti tutt’intorno.

Se ora giri lo sguardo da destra a sinistra e da sinistra a destra passando in alto dal centro mi vedi: sono una cupola! Sopra di te! Celeste, appunto, perché sono fatta di cielo.

Ho visto tante cose succedere sotto i miei occhi, soprattutto negli ultimi duecento anni e, per la consueta riservatezza del mio genere, non ne avevo ancora mai parlato, ma oggi mi sento così libera e leggera…

Ah, se tu fossi stato qui una soleggiata domenica di 200 anni fa, avresti visto il prato pieno di dame e fanciulle in abiti lunghi, dalle maniche a sbuffo, coi cappellini ornati da nastri e fiori con gli ombrellini parasole.

Gli uomini li avresti visti abbottonati in abito scuro, cravatta, panciotto, bastone e cappello, i bambini conciati alla marinara, le bambine col cerchio e la palla…

Avresti potuto vedere correre i cavalli e, forse, frequentare l’esclusivo circolo ippico, farti un bagno nel laghetto che non c’è più…

Avremmo visto le parate dell’esercito prussiano, un fiume di elmetti col puntale in cima, avresti sentito le marce e le trombe, mentre nei giorni di lavoro ne avresti potuto spiare le esercitazioni.

E’  stato un bene che tu non fossi qui  alle 6.50 del 12 giugno 1897, quando la mongolfiera del dottor Woelfert si librò in alto verso di me e poi esplose, portandosi via il dottore assieme al suo sogno ed ai suoi collaboratori.

Erano tempi in cui eravamo tutti pazzi per il volo!

Il 5 settembre del 1909 Orwille Write venne qui sotto a mostrare la stabilità del suo deltaplano ed alla fine del suo volo di 19 minuti, terminato con un soffice atterraggio avresti applaudito entusiasta anche tu assieme agli altri.

Nel 1923 nacque ufficialmente sotto di me l’aeroporto di Tempelhof, pochi i viaggiatori  e scarne e ruspanti le regole per loro, fra le quali: obbligo di portare occhiali di protezione e foulard, divieto di salutare con sciarpe e cappelli (sarebbero potuti volare negli ingranaggi), divieto di gettare alcunché di sotto (con la forza di gravità anche piccoli oggetti sarebbero diventati pericolosi), di bere acqua od alcolici prima del volo, nonché di mangiare  pane nero, fagioli o piselli…

Nel 1926 ho visto nascere la Luft Hansa dalla fusione della Junkers Luftverkehr con la Aero Lloyd, festeggiata col primo volo Parigi-Berlino nel mese di maggio.

Solo otto  ore di aereo fra Parigi e Berlino, finalmente, con scalo ad Essen ed a Colonia.

Il ricordo più bello è per me, però, quando aspettavamo tutti Clarence. Erano le 5.30 del mattino del 4 giugno 1927. Eravamo tutti emozionati ed io più di tutti. Arrivava direttamente da New York!

C’era tanta gente che lanciava i cappelli in aria, le sirene dell’aeroporto che segnalavano l’atterraggio, la banda che suonava, le urla di entusiasmo, tutto coperto dal rombo del suo motore. Prima di atterrare ha fatto un giro sull’aeroporto, Clarence Chamberlain. Credo lo abbia fatto per me. Poi, elegantemente, si è posato sul prato, sorridente, bellissimo, non lo dimenticherò  mai.

Columbia si chiamava il suo aereo e Columbiadamm  si chiama ancora il lunghissimo viale che costeggia  a nord l’aeroporto.

L’anno dopo hanno costruito molto. C’era tanta gente che lavorava e non riuscivo a chiudere occhio. Soprattutto non capivo.

Come l’aereo di Clarence  hanno chiamato pure la prigione che stava proprio dove avevano progettato di costruire il nuovo, grandissimo aeroporto.

Nella Columbia Haus venivano rinchiusi i prigionieri politici. Ho visto entrarci medici, avvocati, giornalisti, filosofi, socialdemocratici, ebrei e comunisti. Ho sentito che li trasportavano a Prinz Albrecht Straße, alla sede della Geheime Staatspolizei, la Gestapo.

Non li ho più visti.

Poi la Columbia Haus è stata demolita per far spazio al più grande e più bell’aeroporto civile del mondo, queste le parole di  Hitler.

Il primo maggio del 1933 me lo ricordo bene. Hanno prima deviato tutto il traffico aereo su Staaken e poi, sotto i miei piedi, hanno celebrato la forza, la potenza, l’invincibilità del Nazionalsocialismo. C’erano quattro svastiche gigantesche che magnetizzavano la folla disumana.

Parlava il dott. Joseph Goebbels ed io avevo paura.

A volte la mia giovane amica Clara, la bella cupola del Reichstag mi chiede:  Ma tu dov’eri? Perché non hai fatto niente per impedirlo? Ed io non so mai rispondere altro se non che avevo paura.

L’aeroporto fu costruito in maniera  grandiosa; si diceva fosse il più grande edificio del mondo e poi aveva questa dinamica, modernissima, potentissima forma semicircolare. Era lungo 1230 metri ed aveva una superficie di 284 mila  metri quadrati.

Hitler lo aveva voluto anche per mettere a tacere le critiche europee alla Germania, ma queste continuavano.

Il 1936 era l’anno delle Olimpiadi a Berlino; sotto i miei occhi arrivarono e partirono in quell’anno 200 mila passeggeri.  Mi ricordo che a luglio  venne dato ordine di rimuovere tutti i cartelli antisemiti per mostrare al mondo che la Germania non era affatto razzista. Il primo agosto era tutto pulito ed iniziarono le Olimpiadi. Furono per me due settimane d’agonia.

Ma il peggio non lo avevo ancora visto.

Nel 1939 iniziarono la guerra  e la Lufthansa diminuì enormemente il numero dei voli civili.

La costruzione dell’aeroporto rallentò, ma vidi costruire quelle baracche dell’orrore, quindici proprio sul lato del Columbiadamm. Qui ho visto costretti a lavorare donne, ebrei, slavi. Erano i lavoratori forzati della ditta Wese, che costruiva ora caccia e bombardieri al posto degli aerei civili. Ho visto duemila schiavi produrre i caccia FW 190 e i cacciabombardieri  Ju 87, cosiddetti Stuka. Anche la Lufthansa si riconvertì in aeronautica  militare. Al suo servizio si sono contati 400 lavoratori forzati, tra cui giovanissimi dai dodici ai quindici anni.

Era l’orrore sotto di me ed io ero pietrificata.

Dopo sei lunghissimi anni e tanto dolore, il 28 aprile del 1945, arrivò l’Armata Rossa, distrusse qua e là quello che ancora non era stato bombardato ed issò sul tetto dell’aeroporto, proprio accanto all’aquila  nazista, la bandiera sovietica.

Divisa Berlino nei quattro settori, Tempelhof apparteneva ora agli americani.  E qua sotto si parlava ora americano. Capii che volevano farci subito una base aerea, ma dissero che il prato non avrebbe retto il peso dei nuovi aerei e costruirono una pista rinforzata da lastre metalliche perforate lunga quasi due chilometri e mezzo. Era la primavera del 1946 quando atterrò il primo DC 4 civile americano. C’era una gran confusione ed una certa tensione in aeroporto.

Tre giorni dopo il solstizio d’estate del 1948, proprio il giorno di S. Giovanni, i russi bloccarono l’accesso via terra e via fiume alla Berlino occidentale. Gli americani, i francesi e gli inglesi organizzarono allora un colossale ponte aereo per rifornire la città di materie prime.

Gli aerei arrivavano soprattutto qui a Tempelhof, velocissimi, da Amburgo, Hannover e Francoforte, scaricavano viveri, carbone e materiale edile e poi ripartivano in tempi record.

I piloti avevano solo pochi minuti per bere un caffè dalla camionetta-bar che arrivava in pista e poi via!

Questa pazzia durò un anno ed io non ebbi mai pace. Non si riusciva a chiudere occhio: aerei di continuo: giorno e notte. Da impazzire.

I primi giorni iniziarono coi C 47, che sono come i DC 3 civili, poi passarono ai C 54, simili ai DC 4 civili, i quali potevano caricare il triplo.

Eravamo tutti ipnotizzati, guardavamo sempre in alto. Tanti si arrampicavano sui tetti per guardare.

Il colonnello Gail Halvorsen ebbe l’idea quindi di lanciare dagli aerei caramelle ai bambini,  chiamammo  allora gli aerei Rosinenbomber, bombardieri di caramelle.

Anche quell’anno finì e Berlino festeggiò subito l’aiuto ricevuto con il monumento del prof. Dell’ Accademia di Belle Arti Eduard Ludwig, inaugurato il 10 luglio del 1953 dal reggente sindaco Ernst Reuter. Viva la libertà, disse il sindaco a conclusione del discorso. Egli morì di infarto due mesi dopo e non vide mai il muro.

Il monumento venne ribattezzato subito dai berlinesi Hungerharke, il rastrello della fame.  Esso simboleggia i tre corridoi aerei: quello americano, quello inglese e quello francese e si trova ora a Platz der Luftbrücke. Il professor Ludwig avrebbe voluto farlo in alluminio, ma il metallo era scarso ed allora venne realizzato in cemento armato. A Francoforte ed a Celle furono costruiti i suoi gemelli.

Gli aerei militari americani continuarono una sorta di ponte aereo negli anni successivi, adoperandosi per trasportare circa 1500 bambini l’anno presso genitori estivi, un gemellaggio speciale. I bambini venivano portati a Francoforte, Bonn e Colonia per poi partire alla volta delle famiglie ospiti.

Il 14 luglio 1950 venne ripristinata una parte dell’aeroporto per il traffico civile, che cresceva di anno in anno. Nel 1959 l’area civile si ingrandì ancora a spese di quella militare.

Il 1962 venne ampliata e modernizzata la grande  sala dell’accettazione e, con l’occasione, deposta pure l’aquila nazista dal tetto.

Gli aerei diventavano nel frattempo sempre più grandi e potenti ed avevano bisogno di piste sempre più lunghe.

Le due piste qui sotto erano di due chilometri abbondanti l’una, ma non era possibile allungarle  più di tanto.

E poi c’era troppo rumore al centro della città. Spostarono quindi il traffico internazionale gradualmente verso Tegel.

La base militare americana continuò a controllare con i suoi sofisticati radar tutto lo spazio aereo fino al 1994, quando il presidente Clinton non sciolse definitivamente la Brigata Berlino.

L’ultimo volo civile lo vidi nel 2008.

Ed ora, visitatore caro, dimmi tu cosa vedi!

Sei nel parco aperto l’8 maggio del 2010. E’ il più grande parco di Berlino ed io, Celeste, modestia a parte, la più grande cupola della città.

Sono di quella grandezza che ti fa sentire libero e grandioso ed è questo lo scopo del mio essere: vivere libera e dare libertà. Spalanca le braccia, guardami, ruota su te stesso! Come ti senti? Fallo ancora, dai. Nessuno penserà che sei pazzo, figurati: ce ne vuole qui per stupire.

Sei nello spazio più libero di Berlino. Coraggio, sgranchisciti dalle strettezze della città!

Dove sei esattamente?

Mettiti al centro in modo da avere di fronte a te la concavità dell’aeroporto. Due terzi di esso erano civili e la parte azzurrina a destra con la scritta US Army Aviation quella militare americana.  La palla gigantesca da golf su quella torre di più di settanta metri sarebbe il radar. Sotto al radar c’era lo spazio dedicato ai rifornimenti ed ancora oggi la zona è chiusa al pubblico ed una piccola parte di questa posta in sicurezza da cancelli, telecamere e filo spinato. Questo è l’ultimo pezzettino militare dell’aeroporto, posto non tanto a rimembranza, quanto ad un suo scopo specifico, che per la riservatezza proverbiale di noi cupole non ti rivelerò. Ti dico solo, mi raccomando, che non ti salti in mente di sentirti libero proprio lì. Fai quello che ti pare in tutto il parco, ma tieniti alla larga da lì se non vuoi avere problemi con la Bundeswehr, le Forze Armate tedesche, e con la Nato. Segui il consiglio e non fare domande. Punto. Certo, anche se vedi che i giovani in mimetica stanno in cortile a giocare a ping-pong. Non è comunque un circolo ricreativo.

E adesso dimmi che giorno è. Se è un giorno feriale il mare verde è per te e per gli altri amanti della libertà come te; se è sabato, domenica od un giorno di festa sei in buona compagnia.

Sempre dal lato americano trovi campi sportivi da tennis, basket, baseball, softball e beachsport e, curiosità, gli scavi degli studenti dell’università per riportare alla luce le 15 capanne del lager: proprio lì, fra softball e beach sport. Come suona softball-beachsport-lager? La mia amica Isabelle di Gendarmenmarkt direbbe che è una dissonanza. Ma io, Celeste, dico: Berlino, la Storia, sono tutte una dissonanza.

A Gendarmenmarkt forse non l’accetterebbero, però: lì ci tengono all’armonia, ma qui tutto si diffonde nell’aria. Pensa che sempre qui, dal lato americano trovi pure le aree del progetto Pioneer Feld Columbiadamm  2010-2013. Dopo tanto discutere e partecipare, che ho avuto il mal di testa fisso dal 2007 al 2009, hanno pensato di dare in concessione 14.000 mq per progetti sociali di valore sportivo e culturale. Abbiamo, perciò, tra gli altri, il progetto Città-Campo, per educare alla biodiversità (vediamo se riesci a trovare la pianta di amaranto e l’hotel per insetti), il Minigolf Artistico (non credere di riuscire facilmente a mandare la palla in buca, questi artisti sono mefistofelici e il messaggio è : l’importante è partecipare) ed il tempio Shaolin per cerimonie buddiste, tai-chi, qi gong e meditazione chan…

Se è un giorno festivo noterai che il tempio buddista confina con l’area adibita a pic-nic. Il barbecue è il modo turco di trascorrere le feste. Decine di famiglie turche passano qui il finesettimana grigliando  e, da quando hanno vietato il barbecue a Tiergarten, sono sempre più numerose.

Il confine buddista-maomettano è, però, anch’esso fluido: l’aroma degli arrosti è ovunque ed i buddisti godono, a prescindere.

Altro lato dell’aeroporto è l’entrata da Oderstrasse, detto anche lato Neukölln, il popolare quartiere con i pregi ed i difetti di un quartiere multietnico, vitale, giovane.

Qui è fiorito con grandissimo successo un progetto di orti cittadini per imparare a conoscere le piante ed a rispettarle gestito in comunità dagli abitanti del quartiere.

Un’utopia fatta realtà, un rapporto diretto con la natura ad un passo da casa.

Eppure l’idillio è stato di recente minacciato da un progetto di costruzione di abitazioni residenziali di lusso. Tuttavia il 25 maggio 2014 in un referendum popolare hanno vinto gli oppositori di questo nuovo piano urbanistico.

I miei migliori amici di sempre sono due vecchi platani che stanno non lontani dal tempietto buddista, Ernst e Knut. Ora in mezzo a loro due  hanno messo uno di quei prefabbricati in legno chiaro, come spazio espositivo delle idee e dei progetti per il futuro del parco e dell’edificio e la conversazione con loro è stata sempre su questo tema.

Ernst appoggiava il progetto per la mega-biblioteca ed il laghetto,  Knut avrebbe voluto veramente vedere i ristoranti sul tetto e le ragazze che passeggiano per poterle guardare finalmente dal basso in alto. Parlavano, parlavano e, francamente, erano diventati così noiosi. Come siete radicati nel futuro, dico io. Non vi riconosco più!E tu, Celeste – dicevano loro- hai sempre la testa per aria!-Perché, dove dovrebbe essere mai la testa? dicevo io… E giù a ridere e rifacevamo pace.

Io so come il futuro era stato all’inizio deciso. I dodici architetti più  famosi del mondo, dei quali non posso rivelare i nomi, erano venuti un bel giorno a fare un giro del parco ed ad organizzare il concorso pubblico per aggiudicarsi  il ricco appalto per realizzare un progetto per il futuro dell’aeroporto.

La prima selezione era stata un esame scritto al quale avevano partecipato 73 fra architetti, ingegneri e tecnici di ogni branca. Il tema del concorso era: Il rapporto fra il gasometro di Schöneberg  e l’ex-aeroporto di Tempelhof. Poiché i 12 più grandi architetti del mondo detestano leggere  testi che contengano errori d’ortografia  avevano proposto uno svolgimento con risposte multiple integrate.

Cioè bisognava  barrare con una crocetta il quadratino al fianco della risposta e poi integrare con le seguenti possibili motivazioni la risposta stessa: ma  non è questo il punto  oppure ed è proprio questo il punto.

Le risposte possibili erano 6:

  1. Inesistente
  2. Vario
  3. Omosessuale
  4. Sadico con dominanza del primo sul secondo
  5. Interessante

Solo un candidato su 73 superò gli scritti e venne ammesso all’orale.

La soluzione: A) B) C) D) E) vere ; A) C) D) ma non è questo il punto B) E) ed è proprio questo il punto.

Il difficile fu per il giovane candidato prepararsi all’orale: dovette togliersi uno ad uno tutti gli orecchini, coprirsi i tatuaggi con una bella camicia bianca, parcheggiare  il suo skate-surf fuori dall’aula.  Entrò, quindi, finalmente rilassato, abbronzato e sorridente, sicuro di sé.

Iniziò a parlare e fu subito chiaro che era competente.

 

Ogni giorno percorro tre volte entrambe le piste con il mio skate-surf- iniziò- e conosco la problematica. Il terreno è un falso piano. Tutt’intorno si vedono le sagome degli edifici più alti della città: la Fernsehturm, i minareti dell’adiacente moschea, le ciminiere delle  fabbriche od ex-fabbriche, i campanili delle chiese, le torri, i palazzi, il gasometro di Schöneberg…Tutto sta semplicemente intorno, ma, misteriosamente, tutto può altrettanto semplicemente scomparire: dipende semplicemente dal punto di vista. Quando sono sul lato di Oderstraße e guardo verso l’aeroporto vedo che questo è sormontato da una corona di spine e penso: ci risiamo, il gasometro è di nuovo salito sopra l’aeroporto, dopo mezzo giro di pista vedo che il gasometro lentamente smonta dall’aeroporto, si pone al suo fianco e, dopo ancora un quarto di  giro si nasconde dietro di lui. La danza del gasometro con l’aeroporto è, ai nostri fini, contemporaneamente  irrilevante e sostanziale. E’ irrilevante dal punto di vista delle loro scelte prettamente private: queste non ci riguardano. E’ sostanziale se consideriamo che ogni cosa è tale squisitamente in virtù del punto di vista. Ciò è da tenersi nella massima considerazione quando si prendono decisioni che riguardano l’intera collettività. Un’opera architettonica non può mai essere solo un mero investimento, pubblico o privato che sia. Deve tener conto del bene superiore e ponderare ogni particolare posizione. – Bene, bravo, bis! dissero in coro i dodici architetti più bravi del mondo ed assegnarono il ricco premio per investire su Tempelhof al giovane skatesurfista. Quindi ora tutto il futuro di Tempelhof era tutto nella sua vela. Le gemelle di Gendarmenmarkt dicono che sono un’asociale, ma io sono qui da sempre e conosco per nome ognuna delle 236 specie di api e di vespe qui identificate e sostengo le 40 specie che sono in via di estinzione. Non faccio la spia se vedo che le api cuculo lasciano le loro larve presso altre che le ospitano facendole crescere a loro spese. Parlo ogni giorno con allodole, verdoni, strillozzi, rondini, calandri, stiaccini, cornacchie grigie, poiane e gheppi!

Ballo nel mare di avena altissima tra vicie, alcee rosa, nasturzi e convolvoli!

Rinfresco le cicale! Tutto mi si può dire fuorché io sia  asociale!

Un certo vantaggio di noi cupole rispetto agli alberi, per esempio, è che riusciamo a considerare molte questioni da un punto di vista più ampio ed elevato. Nella fattispecie, noi cupole aeree siamo anche dotate di dinamismo, cosa fondamentale per comprendere la realtà. Così come non basta una buona matita per un buon progetto, ma occorre  stare sul posto, osservare come crescono i fiori, spezzare il pane con la gente, sentire il profumo degli arrosti e proprio come Leonardo, Otto Lilienthal e gli altri grandi osservavano gli uccelli per capire i segreti del volo, così dobbiamo ora noi oggi osservare gli aquiloni per capire il futuro di Tempelhofer Freiheit Park.

Ti ho chiesto di farmi visita, turista caro, non certo per tediarti con tutte le nostre beghe cittadine, ne avrai già  tante tu, da qualunque luogo tu provenga. Sei venuto a Berlino per divertirti e per conoscere ed io ti faccio perdere una giornata intera in un prato. E’ un prato magico, però, ammettilo. E’ un prato del passato del presente e del futuro. E’ un prato dove puoi liberarti da un’ossessione come quella della petulante  Fernsehturm. Ci sono dei punti in cui magicamente sparisce, risucchiata in qualche miracoloso triangolo delle Bermuda, imprigionata dietro un albero. E’ un prato dove riescono a nasconderti un  aereo e non te ne  accorgi, se non apri bene gli occhi.

E’ il regno della fata Morgana. Se  fa tanto caldo le piste diventano così lucide da farti credere, da lontano, che ci sia in fondo un lago. Ti ho invitato qui, turista caro, perché qui c’è tutta Berlino, lontana e vicina, presente ed assente. C’è il verde, tanto, il proverbiale verde di Berlino. C’è il mastodontico simbolo della sua terribile potenza, che ora è un gigante addormentato in attesa di una destinazione, c’è un tripudio di assemblee per la scelta dei futuri investimenti, ci sono gli investitori con i loro interessi, c’è il Senato di Berlino, che ricco non è ed intanto affitta un terzo del vecchio aeroporto per fiere, eventi, concerti, o, più stabilmente, a lungo termine ad imprese. Ci sono i cittadini, presenti, attivi, al contempo organizzati e spontanei, c’è l’amore per la natura e   per la libertà ed il sano convincimento che queste vadano vissute e difese non da soli e neppure gli uni contro gli altri, ma tutti insieme, convincimento che  ci porterà lontano, ne sono certa, con quell’orgoglio  tutto tedesco, ma rinnovato, di fare in grande e bene. Ci sono le cosiddette minoranze che poi tanto minoranze non sono.

Celeste la verde, mi chiama la mia amica Clara del Reichstag ed io mi offendo. Non sono né verde, né rossa, né azzurra, né nera e neppure arcobaleno. Sono Celeste e basta.

Sono cittadina che più cittadina non si può ed è per questo che amo la mia città.

Così come sono cittadini gli abitanti dei quartieri di Neukölln, Kreuzberg e Tempelhof.

Troppo lusso 300 ettari di libertà per tre quartieri?

Ma si sta così bene! La spesa pubblica per la giustizia e la sanità diminuirebbe, parola di Celeste, che tante ne ha viste. E tu cosa ne dici, visitatore caro, quale impressione ci lasci e quale porti a casa?

Entra nel forum, sii dei nostri, che siamo poi anche gli altri e poi costoro più in là. Hai diritto di parola, dopo che hai condiviso con noi, dopo che hai percorso in lungo ed in largo le piste ed i prati, con o senza aquilone, dopo che hai condiviso con noi questi spazi.

3 anni fa