Bismarck, Roon & Moltke e la Grande Stella

Raffaela Rondini

E’ un gran bel nome Große Stern, Grande Stella ed al poeta piace molto portarsi in questa piazzona al centro della ex riserva di caccia imperiale detta Tiergarten. La piazza è piena di turisti perché risulta ad un crocevia di varie attrazioni: il grande parco di Tiergarten stesso, coi suoi laghetti, le sue statue, il suo profumato roseto, l’adiacente residenza del Presidente della Repubblica Bellevue, la non lontana Porta di Brandeburgo, la riva della Sprea che vede in essa specchiarsi le grandi architetture avanguardistiche…Al poeta si confanno usualmente angoli più intimi, nascosti, sconosciuti, mentre Große Stern con la sua Siegessäule al centro, la colonna della vittoria sormontata dalla statua d’oro, con l’alloro nella mano destra e lo scettro nella sinistra, che guarda al Viale 17 giugno col vento che le solleva le vesti e le ali, esercita un richiamo assolutamente irresistibile per i visitatori. E allora cosa ci fa il poeta alla Grande Stella, che è sempre piena di traffico di autobus, pullman da turismo, taxi, biciclette, risciò, segway e dove c’è il concreto pericolo che qualche pattinatore troppo lanciato gli tranci letteralmente le dita dei piedi?

E’ venuto a trovare la santissima trinità dalla quale si incarnò la Germania, ovvero il cancelliere Bismarck, il generale Roon ed il generale Moltke. Quando al poeta affiorano questioni politico-metafisiche, tipo da dove veniamo, dove andiamo e così via viene ad interrogare i grandi vecchi messi qui a riposo i quali, a suo dire, gli rispondono. Che erano grandi lo si capisce dalle dimensioni delle loro statue, ma imboscati lì sul lato nord della piazza dove non batte mai il sole danno l’impressione che la loro epoca sia andata. Fanno compagnia alla Vittoria Alata, certo, ma nessun turista si accorge di loro e nonostante la loro mole paiono invisibili. Bismarck col suo elmetto a punta ha la spada poggiata a terra, la mano sinistra a reggerla, mentre la destra tocca lievemente il drappeggio, come si faceva un tempo quando ci si metteva in posa. Il busto è eretto, le gambe sono sulla stessa linea con i piedi aperti alle ore 10.10, quasi una prima posizione di danza classica. Indossa l’uniforme prussiana che sembra un gonnellino e che svolazza anch’esso al vento, ma non è la stessa corrente che anima la Vittoria. Ogni statua qui sembra avere il proprio vento personale. Il Cancelliere di Ferro ha lo sguardo rivolto in basso, ma poiché la sua figura sta dietro a quella del generale Roon, il poeta è convinto che lo stia controllando. Sotto a Bismarck sta uno zoccolo sul quale sono rappresentate allegoricamente le sue virtù. Già, perché una statua non bastava a rendere l’idea della sua grande personalità. Più che come statista Bismarck viene qui descritto come un supereroe: la donna che schiaccia il leopardo, immagine della forza, sarebbe la Germania, Atlante che porta il mondo sulle spalle starebbe a rappresentare la possanza titanica del cancelliere, la Sibilla allude alla sua saggezza politica, mentre la Sfinge sta a simboleggiare le doti spirituali del grande Otto. SuperOtto, puntualizza il poeta. La statua di Bismarck fu realizzata dal famoso scultore Reinhold Begas per ornare la piazza del Parlamento. Poco prima della guerra l’architetto Speer volle che fosse spostata qui perché aveva altri magnificenti piani per la piazza del Reichstag. Tutto sommato il fatto che sia stata confinata qui fu forse un bene, così subì minori danni dai bombardamenti.

Il generale Roon, ministro della guerra ai tempi di Bismarck, ha lo sguardo accigliato e guarda verso Potsdamer Platz. Si è tolto l’elmetto. Da lui, benché sia appena davanti a Bismarck, non tira un alito di vento ed il gonnellino prussiano cade dritto. Ha una mano poggiata sul fianco, le vene bene in rilievo, i baffi appuntiti e le croci di guerra.

Il generale Moltke è di un bianco abbagliante e col suo sguardo rugoso e le sue pieghe di espressione ai lati della bocca pare averne viste molte. Appoggiato ad un sostegno che gli fa da schienale, ha la gamba destra incrociata sulla sinistra e la mano sinistra incrociata sulla destra, anche lui con le vene bene in vista. Sembra stia aspettando l’autobus, oppure pare un marinaio in libera uscita che  aspetta la fidanzata al molo e, già che si trova, getta senza farsi notare pure uno sguardo alla Vittoria. Queste castronerie sono naturalmente commenti del poeta, una libertà che si prende perché il generale Moltke, ci confida, è il suo migliore amico.

I tre uomini vissero durante il secolo XIX° e contribuirono così grandemente alla nascita dell’impero tedesco ed alla affermazione della Germania come potenza europea che alla fine della loro gloriosa carriera vennero tutti e tre nobilitati con il titolo di conte. Bismarck divenne poi addirittura principe. Devono essere quindi correttamente appellati come il principe von Bismarck, il conte von Roon ed il conte von Moltke. Il conte von Roon, conservatore e sostenitore della monarchia, fu tra i principali modernizzatori dell’esercito prussiano del XIX° secolo. Avendo osservato l’inefficienza dell’esercito scrisse di getto nel 1832, quando ancora non aveva trent’anni, il Gründzuege der Erd-Voelker-und Staatenkunde,qualcosa come Principi di fisica, nazionalismo e geografia politica. Le teorie ebbero un discreto successo ed il militare venne nominato tutore del principe Federico Carlo di Prussia. Lo stratega riorganizzò l’odiata Landwehr, un esercito di riserva permanente con compiti secondari, ma che all’occorrenza avrebbe potuto essere inglobata nell’esercito vero e proprio. L’idea ovviamente non era popolare perché prevedeva l’allertamento di praticamente tutta la popolazione maschile, ma i successi della guerra contro l’Austria del 1866 e contro la Francia del 1870-71 gli diedero ragione. Di Bismarck si sa praticamente tutto, quello che viene continuamente ribadito è che fu primo ministro di Prussia prima dell’unificazione della Germania nel 1871 e che poi continuò ad essere primo ministro, con l’appellativo di Cancelliere della nazione tedesca fino al 1890. Trent’anni di governo non sono affatto pochi. Lo vediamo sempre rappresentato come un corpulento e severo uomo di stato.

Il poeta ci rivela in un orecchio che da giovane Bismarck era snello, studiava poco perché andava a zonzo coi goliardi e si divertiva soprattutto ad organizzare duelli, lo sport nazionale dell’epoca. Si innamorò di due ragazze inglesi, ma poi si convertì al pietismo e divenne posato e morigerato nella vita privata, si sposò, ebbe tre figli, e canalizzò la sua energia nella dialettica e nell’impegno politico tanto che Guglielmo I, non sopportando di averlo tra i piedi lo mandò prima a San Pietroburgo come ambasciatore, poi a Parigi ed infine lo richiamò a Berlino quando ebbe di nuovo bisogno della sua inossidabile tempra. Ed a Berlino rimase fino alla fine dei suoi giorni, utilissimo, anche se mal sopportato sia da Guglielmo I che dal suo successore Guglielmo II, a causa della sua personalità schiacciante.

Chi fu, invece, sempre molto amato da tutti, ed infatti è anche il migliore amico del poeta, è il generale Moltke.

Egli nacque nel 1800 da una nobile famiglia improvvisamente impoveritasi per un rovescio nel ducato di Meclemburgo-Schwerin, al confine con la Danimarca. Il padre era cittadino danese ed il giovane mantenne la cittadinanza danese del padre. Venne mandato in collegio e si arruolò nell’esercito danese. Giovane di grande intelligenza, iniziò a farsi notare e divenne sottotenente e paggio del re, poi a 21 anni decise di lasciare l’esercito della Danimarca e di ricominciare da zero la carriera in quello prussiano, perdendo così i vantaggi dell’anzianità di grado. Nell’esercito prussiano venne anche da subito apprezzato per la sua cultura ed il suo ingegno. Nel 1827 pubblicò un romanzo, Zwei Freunde, Due amici. Scrisse poi opere politiche sull’Olanda, il Belgio e la Polonia. Nel 1832 aveva bisogno di soldi per comprarsi un cavallo ed allora accettò di tradurre per 75 marchi dall’inglese al tedesco l’opera in dodici volumi dello storico Gibbon Declino e caduta dell’impero romano. In 18 mesi tradusse nove dei dodici volumi, ma l’editore non riuscì a pubblicare il libro e Moltke non ricevette più di 25 marchi. Nel 1835 fu promosso capitano e come licenza premio decise di trascorrere sei mesi nell’Europa sudorientale. A Costantinopoli il sultano Mahmud II gli chiese di modernizzare l’esercito dell’impero ottomano. Il capitano chiese a Berlino il permesso di rimanere due anni a Costantinopoli ed alla fine restò in oriente quattro anni lavorando molto anche in altri paesi.

Tornato a Berlino sposò Mary Burt, inglese, scrisse una mappa dell’Asia Minore e cominciò ad interessarsi di ferrovie. Girò ancora in Europa fino ad essere promosso nel 1857 capo di stato maggiore dell’esercito prussiano, carica che mantenne per trent’anni. Quanto raccontato finora per sommi capi sul generale Moltke basterebbe a far di lui un uomo assolutamente straordinario, eppure egli viene ricordato soprattutto come uno dei più grandi strateghi della storia. Egli insegnò a manovrare gli eserciti in modo moderno, cioè elastico, vagliando i movimenti del nemico e superando le situazioni impreviste. Ebbe grande successo nella guerra del 1865 contro la Danimarca, e poi in quella del 1866, contro l’Austria e poi naturalmente in quella del 1870-71 contro la Francia che si concluse con la vittoria di Sedan e l’unificazione della Germania. I motivi delle vittorie sono anche da attribuirsi alla sinergia di sforzi tra il grande stratega ed il ministro della guerra Roon che gli offriva un esercito sempre più professionale ed efficiente. Il poeta prende un rametto e decide di illustrarci graffiando schematicamente sulla polvere dello sterrato il pensiero del suo grande amico.  “La strategia è l’arte pratica di adattare i mezzi ai fini (e) la Guerra è una questione di espedienti.”

Punto primo: “ Jede Strategie reicht bis zur ersten Feindberührung. Nessuna strategia sopravvive al contatto con il nemico,” cioè si può pianificare solo l’inizio delle operazioni, poi la strategia militare consiste in una serie di opzioni successive previste all’interno di un piano a numerose variabili. Questo concetto era all’epoca estremamente moderno, nuovo ed è rimasto come caposaldo della moderna strategia militare.

Punto secondo: “ Getrennt marschieren, vereint schlagen! Marciare separati, colpire uniti! “ I corpi di armata devono essere separati durante gli spostamenti, perché altrimenti si ostacolano i rifornimenti e si sprecano energie logistiche. Essi andranno a riunirsi solo al momento della battaglia. 

Il poeta esita, alza lo sguardo: un plotone immenso di turisti marcia compatto verso la Siegessäule. Scuote il capo e riprende.

Punto terzo: L’attacco aggirante è migliore dell’attacco frontale.

Su questo non abbiamo dubbi.

Ci permettiamo timidamente di chiedere cos’è che lega con inossidabile amicizia uno stratega ad un poeta ed il nostro ci risponde che il generale von Moltke aveva il grande pregio di essere un poliglotta che sapeva tacere in sette lingue. Ci racconta che le difficoltà della giovinezza gli avevano dato una capacità di autocontrollo tale da non fargli fare mai passi falsi, che egli fu amato ed ammirato da tutti prima ancora di avere successo e di diventare famoso. Freundlichkeit gegen jedermann – diceva – ist die erste Lebensregel, die uns manchen Kummer ersparen kann, cioè la gentilezza nei confronti di tutti è la prima regola di vita che ci può far risparmiare alcune pene. Il poeta sintetizza commosso: egli era nobile dentro.

3 anni fa