La Fernsehturm e suo padre

Raffaela Rondini

Con i suoi 368 metri l’esilissima Valchiria è la più alta torre della Germania, nonché il più alto monumento tedesco. Fu costruita a partire dal 1965 ed inaugurata per il ventennale della fondazione della Repubblica Democratica Tedesca il 7 ottobre del 1969. Occorreva a quei tempi alla giovane Repubblica Socialista un grosso ripetitore che permettesse di trasmettere le frequenze senza interferenze e dopo molto discutere sul luogo di installazione dell’antenna si pensò che questa dovesse in qualche modo prendere il posto simbolico del castello che si era appena distrutto in quanto brutto ricordo del potere monarchico. Si volle quindi costruire un’antenna monumentale, dunque, in pieno centro storico, che ottemperasse vagamente anche alle funzioni di rappresentanza che prima erano appannaggio di corte. Un’antenna che celebrasse la competenza, l’ingegno, l’efficienza e l’avanguardia della giovane repubblica. Una specie di antenna polifunzionale, insomma, con funzioni anche di ambasciatrice.  Si era pensato in un primo momento di posizionarla sull’unica altura naturale di Berlino, il Müggelsberg, sfruttando i suoi abbondanti cento metri di altitudine, ma questi era  troppo vicino all’aeroporto di Schönefeld e quindi l’antenna avrebbe interferito col traffico aereo. Costruire un ripetitore in pieno centro storico era, comunque, altrettanto una pazzia. Molti tecnici ed intellettuali protestarono. Si tentò di obiettare che a Vienna, a Londra, a Mosca questo genere di torri si trovava in periferia, ma Berlino Est non volle sentire ragioni: voleva piantarla ideologicamente al centro e voleva che il segnale radio e metaforico fosse ben chiaro a tutti. Un’antenna altissima sormontata da una sfera, indiscusso simbolo cosmico di pienezza e perfezione. Più che un ripetitore un mito, tutt’uno con quello dello Sputnik. I lavori per la sua costruzione furono opera di un collettivo di architetti piuttosto emblematico. Ferocissime lotte di potere all’interno del partito portarono ad attribuire ora all’uno, ora all’altro architetto od ingegnere la paternità del complesso progetto. Come in molte storie della Berlino Est ci furono disinformazioni, manipolazioni, insabbiamenti, complotti e poi venne allestita una verità di facciata che potesse essere definitivamente convincente. L’esigenza primaria della dittatura era il controllo su tutto e su tutti e chiunque si fosse espresso con propri personali progetti avrebbe sempre dovuto  mantenere la sensazione di essere controllato e sottomesso. Chi rifiutava una tale logica veniva immediatamente discreditato, diffamato, perseguitato. L’architetto Gerhard Koser, il presidente della Bauakademie sostenne a lungo di essere il padre del progetto e portò in tribunale la documentazione che sosteneva le sue ragioni. Curioso è il fatto che dagli archivi ufficiali tutti i documenti a suo favore siano invece spariti per cui egli riuscì a diventare padre della torre solo alla fine della dittatura. La Fernsehturm è certamente anche un  complesso simbolo di una opera contemporanea che abbisognò di maestranze di diverso genere ed anche per questo è comprensibile che la paternità sia stata ripartita tra più persone. La Fernsehturm fu indubbiamente figlia di Gerhard Kosel dal punto di vista estetico, di Gerhard Frost, nel suo aspetto funzionale, e di Gerhard Probst, in quello radio-tecnico. Jean Fougeron fu il primo comunque a dire che la torre avrebbe dovuto innalzarsi al centro della città ed essere sormontata da una sfera. Hermann Henselmann fu a lungo considerato il padre più sicuro della torre, perché ne aveva progettata anch’egli una, anche se la voleva installata altrove. Fritz Dieter brevettò la costruzione della sfera ed assieme a lui vengono citati come responsabili del progetto certamente anche Günter Franke e Werner Ahrend. Werner Neumann viene anche annoverato fra i creatori dell’opera. L’eroe del lavoro Walter Tuchen fu colui che rese possibile dal punto di vista operativo l’altissima costruzione. Una buona parte di paternità spetta quindi anche a lui. Quello che oggi, mezzo secolo dopo ci appare come un tranquillo racconto storico di una cooperazione di sforzi, fu ai tempi del socialismo motivo di grandi angustie ed amarezze. La torre cresceva intanto dal 1965 al 1969 e con lei lievitavano impazziti anche i suoi costi. Il partito non sapeva più come nasconderli. Il lavoro durò ben cinquantatré mesi: tempi record! urlavano da Berlino Est, come se la gente non sapesse più distinguere cinquantatré giorni da cinquantatré mesi. Trecento furono le imprese coinvolte e gli operai lavoravano su tre turni di lavoro: circa sessanta erano le persone impiegate in media ogni giorno e circa trenta la notte. Si contò una folle spesa complessiva di 132 milioni di marchi ed il governo della Repubblica Democratica Tedesca dovette spalmare questa cifra su vari fondi per salvare il bilancio.

E comunque dal 3 ottobre del 1969 la Repubblica Socialista poté vedere la TV a colori.

Il fatto che la sfera abbisognò di un impianto di climatizzazione, di ascensori e che il materiale di rivestimento della sfera fosse di un acciaio speciale venne considerato da alcuni come un tradimento della rivoluzione, in quanto sia l’acciaio che l’impianto che gli ascensori non erano prodotti nella Repubblica Democratica Tedesca. La Fernsehturm soffrì per giunta quindi anche  l’onta di non essere totalmente autarchica, di essere, insomma un po’ bastarda ed a rincarare la dose fu pure a lungo sbeffeggiata dall’ovest, per invidia naturalmente.

Le si disse che era simile ad un asparago, Telespargel, che la croce di luce data dal riflesso del sole sulla sfera fosse die Rache des Papstes, la Vendetta del Papa contro la Repubblica Socialista, la si chiamò St. Walter, dal nome del Presidente Ulbricht, insomma ebbe una gioventù difficile. Oh giorni orrendi in così verde etade! Grida il poeta. Come se il mal di vivere di Leopardi fosse ugualmente applicabile alla giovane ambasciatrice della Repubblica Socialista.

Quando la Fernsehturm smise di essere socialista iniziò per lei una nuova vita, meno gloriosa, ma più gaudiosa. Il poeta allarga le braccia coi palmi delle mani rivolti in basso per ricordarci che essa fu per esempio il luogo dove nel 1995 il funambolo Matthias Traber voleva camminare sulla sua fune di 36 mm tesa fra la monumentale antenna ed il Duomo, per un totale di 620 m, anche se poi andò a cadere all’altezza della fontana del Nettuno. La torre fu inoltre anche molto utile nel 1998 per la gara di corsa per le scale, vinta da Thomas Munkelt che fece 986 gradini in cinque minuti, cinquantasei secondi ed otto decimi. Nel 2006 in occasione dei mondiali di calcio giocati in Germania vestirono poi la sfera da pallone…La Fernsehturm partecipa inoltre sempre volentieri al festival delle luci, insomma è una presenza oggi ben integrata anche nella Berlino unita che l’aveva prima tanto derisa. Un solo cruccio le rimane.

Come può essa oggi ottenere un test della paternità se i vecchi archivi sono inaffidabili ed i presunti padri sono in gran parte deceduti? Il poeta non ha dubbi: mater semper certa est.

3 anni fa