Le cupole di Gendarmenmarkt o il Classicismo per giovani

Raffaela Rondini

Herzlich Willkommen auf der Baustelle der Welt! Benvenuto nel Cantiere del Mondo!

Sì, sì, sei ancora a  Berlino! Sei qui per divertirti, giusto? E qui sei proprio nel posto giusto amico! Herzlich Willkommen am Gendarmenmarkt!

No, non è una discoteca. Dal Berghain sei appena uscito, non ti ricordi? Come dici? Si dice Club? Oh bella! Un giacobino! Sei entrato al Club alle 2 di domenica mattina e ci sei rimasto fino alle 7, poi sei andato alla Ostbahnhof ed hai preso un treno per Alexanderplatz, ma non volevi uscire sulla piazza perché avevi freddo ed allora ti sei messo davanti alla mappa della U-Bahn e poi hai deciso di prendere la U2 perché hai detto che volevi seguire un filo rosso, sei sceso a Hausvogteiplatz perché ti suonava come se fossi arrivato a casa ed hai cominciato a camminare fino a che non sei arrivato qui a Gendarmenmarkt. E questo l’hai appena detto tu. Perché ti rispondo? Ma perché anche se solo bisbigli qui sulla piazza c’è un’acustica perfetta! Sai che qui in estate ci fanno concerti all’aperto? Seimila persone ad ascoltare opere, sinfonie…prova a fare cadere una monetina al centro della piazza…non ce l’ hai… no il bancomat non va bene…no, no il cellulare no, per carità…vabbè…comunque la tua voce arriva a me perfettamente. No, non arriva tradotta: arriva in francese. Biensûr che capisco il francese: sono francese! E smettila di guardarti alle spalle: dietro di te c’è solo l’ Akademie der Wissenschaften, l’Accademia delle Scienze. Io sono qui in alto a destra, sul lato nord: enchantée: je suis Isabelle, la cupola del Französischer Dom. Oh, merci! Toi aussi, tu es beau. Sai come si chiamava questa piazza ai tempi della DDR? Platz der Akademie per via di quel palazzo che è dietro di te, ma da lì nessuno parla a quest’ora della domenica.  A Gendarmenmarkt a quest’ora della domenica mattina parlo solo io. No, la mia gemella, la cupola del Deutscher Dom, che si trova sul lato sud della piazza dorme fino a tardi.

No, non hai bevuto troppo: siamo proprio uguali la cupola del Deutscher Dom ed io: almeno esternamente siamo due cupole gemelle.

Certo che le cupole parlano, ma solo la domenica mattina presto quando non c’è nessuno in piazza!

Vedi? Siamo io, te, Schiller con le muse, il Deutscher Dom con la sua cupola, l’ Akademie der Wissenschaften e la Schauspielhaus, che dal 1984 chiamano Konzerthaus.

No, Schiller non era con te al Berghain. No, non è per quello: certo che le statue si muovono!

No, neanche le muse si sono mosse la notte scorsa.

Da quando è tornato fra noi Schiller passa tutte le notti qui in piazza, ma è stato via a lungo, sapessi… Nel 1935 è stato portato via perché non amato dal Regime Nazionalsocialista e poi perché serviva spazio per i militari. Quando Berlino è stata divisa si trovava a Lietzenseepark, ad Ovest e senza le muse, che invece erano ad Est. Il poeta e le muse separati dal muro. Lì vi è rimasto fino al 1986. Solo verso il tramonto della DDR, nell’ambito del programma Kulturgüteraustausch, scambio dei beni culturali, è tornato da noi. Così quando il Presidente Honecker ricevette qui tutti gli illustri invitati alla festa per il 750° anno della nascita di Berlino anche Schiller era presente. Presente era pure per il memorabile concerto diretto da Leonard Bernstein nel Natale del 1989. La Nona di Beethoven nella Konzerthaus con orchestre e cori dell’ Est e dell’ Ovest e tanta felicità. E l’ Inno alla Gioia cantato sostituendo alla parola gioia la parola  libertà. Te l’immagini? Freiheit, schöner Götterfunken Tochter aus Elysium…Ce l’hai un telefonino con internet? Bravo! Vai su You Tube, tanto per avere un’ idea.

Schiller era qui davanti anche per  il  primo discorso di Helmut Kohl come Cancelliere di tutti i Tedeschi, tenuto proprio qui su questa piazza.

Eh sì, perché questa è proprio una piazza-piazza, sai? Qui si possono letteralmente mettere le cose in piazza. E’ stato sempre così: questo è il luogo dove pubblicamente ci si esprime! E’ stato un posto sempre molto vissuto. Qui si tengono a tutt’oggi sia manifestazioni di giubilo che di protesta.

Ma certo! Anche dei giovani! L’altro giorno sono venuti qui i giovani insegnanti a protestare contro le loro attuali condizioni di lavoro, per esempio. Hanno fatto tutta una coreografia di ombrelli rossi che si aprivano e si chiudevano e poi si passavano il microfono ed ognuno diceva la propria.

Come dici? La tolleranza! Ah la tolleranza! La libertà di potersi esprimere senza essere discriminati! Bravo! Quello che tu dici, che cercate voi giovani che venite a Berlino lo trovarono già gli Ugonotti tre secoli e mezzo fa! Luigi XIV, re di Francia,  aveva revocato nel 1685 l’ Editto di Nantes, emanato nel 1598 da Enrico IV e con questa revoca era ricominciata in Francia la persecuzione delle minoranze religiose. Circa 200.000 Ugonotti lasciarono allora il proprio paese e di questi circa 20.000 si stabilirono nel Brandeburgo, molti si fermarono proprio a Berlino. L’Editto di Potsdam garantiva loro numerosi privilegi, culturali e finanziari: una vera e propria accoglienza a braccia aperte!  I Réfugiés, come venivano chiamati, poterono conservare la proprie tradizioni: esprimersi in francese, per esempio, senza l’obbligo di imparare il tedesco, professare la propria religione all’interno di un proprio esclusivo luogo di culto. Ecco perché costruirono nel 1705, qui sotto di me questa bella chiesa a pianta centrale. La chiamarono inizialmente Französische Kirche nella Friedrichstadt, che era questo nuovo quartiere; la chiesa in seguito divenne semplicemente il Französischer Dom. Questi Francesi di religione calvinista erano culturalmente più avanzati dei tedeschi del Brandeburgo di allora ed il loro insediarsi a Berlino fu una ventata di progresso per tutta la Prussia.

Portarono modi, costumi, tecniche di lavorazione più raffinate e numerosi nuovi manufatti e materie prime. Più tardi, alle 10, apre il Museo degli Ugonotti, qui sotto: va’ a dare un’occhiata.

Ti sembra di averla già sentita questa storia, ma non pensavi fosse così vecchia?

Vedi? La Storia passata da molto tempo supera a volte in modernità quella più prossima!

Ma poi ci sono degli andirivieni continui, come già sai. Per esempio questo idillio con gli Ugonotti finì all’epoca delle guerre con Napoleone, nei primissimi anni del 1800. Da allora non venne più tollerato l’uso della lingua francese al posto del tedesco. Intanto, però, Berlino godette di un secolo di bilinguismo che  lasciò un gran segno di sé nella lingua e nella cultura della città.

Ma se hai tempo ti racconto intanto cosa accadde qui in piazza nel XVIII secolo.

Come dici? Vuoi un caffè prima?

Non saprei. Se ce la fai a fare due passi puoi andare al Café Einstein sul viale  Unter den Linden. Vedi un locale bello, elegante e sobrio: ne vale la pena. Poi torna, se vuoi!

(Quando ti chiedono una pausa  per prendersi un caffè a volte tornano, a volte no… Chissà se tornerà. Oggi è domenica e i negozi sono chiusi: qualche speranza c’è… poi mi sembrava un giovane simpatico… un tipo del Berghain…chissà. Ma cosa ci sarà poi a questo Berghain? Un Club, lo chiamano… Che siano giacobini? Una notte prendo e ci vado!)

….

Ah, sei tornato! Che piacere! Come hai detto che ti chiami, giovanotto? Pierre! Ah, enchantée!

Mio caro! Si può girare tutta Berlino in cerca di emozioni anche architettoniche, ma quando si ha nostalgia di casa, dei familiari canoni dell’armonia radicati nel nostro pensiero, si viene qua a riposare la mente, a vibrare con quella corda a noi nota, a ritrovarci.

Non è solo rassicurante il Gendarmenmarkt, ma è anche un dispiegamento di bellezza in tutto il suo complesso.

Guardaci! Siamo tre costruzioni figlie dell’Illuminismo, il Deutscher, il Französicher Dom e la Konzerthaus, anzi se guardi pure l’ Akademie dietro di te siamo quattro! Siamo chiare, eleganti, ricche, ma mai troppo sfarzose, proporzionate ed in perfetto accordo l’una con l’altra. Ci relazioniamo in un avvolgente ed ordinato sistema.

Il Classicismo si chiama così perché guarda all’arte antica greco-romana con il desiderio di tornare alla magnificenza di quello stile, alimentato però dal pensiero illuminista. Ed in ciò si contrappone al Barocco, considerato all’epoca vecchio e pesante. Nel Classicismo le forme tornano pure, slanciate, sobrie ed essenziali: guardaci!

Siamo nel 1700: un grande secolo! Un periodo tutt’altro che omogeneo! Iniziato con le monarchie assolute e finito con la Rivoluzione francese! I giovani come te di tutte le epoche parlano sempre di rovesciamento dei valori vecchi per fare posto al nuovo e tutta la Storia…Prego? Certo, certo, anche contemporanea, è piena di rivoluzioni! Ma quello che accadde nel XVIII secolo fu, come dire, veramente rivoluzionario!

A quei tempi il vecchio, lo status quo, il potere politico e l’egemonia culturale erano incarnati dall’ aristocrazia e dalla monarchia. Negli Stati dell’Europa del sud c’era poi un forte controllo morale e sociale della Chiesa. Qui in Germania naturalmente una certa libertà religiosa era già una conquista consolidata.

In questo specialissimo spirito del tempo fiorì da queste parti, alimentandosi continuamente con il dialogo coi grandi pensatori francesi, l’Illuminismo.

Getta uno sguardo sulla mia cupola! Al posto della croce trovi la rappresentazione della Religione Trionfante, mentre su quella del Deutscher Dom c’è quella della Virtù Vittoriosa. Prima ancora che Federico I diventasse Federico I, quando ancora portava il nome di Federico III di Brandeburgo ed era solo un Principe Elettore, permise con grande lungimiranza a Leibniz, filosofo e matematico, di fondare l’Akademie der Wissenschaften, sì quella che è dietro di te, che sopravvive ancora oggi, anche se con sedi e norme più articolate. All’Akademie erano di casa i maggiori pensatori e scienziati dell’epoca. Nel 1700  materie umanistiche e scientifiche erano ancora aspetti di un unico Sapere. I matematici erano anche spesso filosofi ed i filosofi matematici. Menti brillanti come Eulero, Lagrange, Lambert, D’Alembert, il marchese di Condorcet, Kant passavano qui le loro giornate a studiare, pensare, scrivere, insegnare, discutere e talvolta a litigare.

Noi cupole siamo state realizzate tra il 1780 ed il 1785 su progetto di Carl von Gontard, all’epoca di Federico II, mentre le sottostanti chiese erano state costruite ai tempi di Federico I, il Re soldato, salito al trono nel 1713. La chiesa che si trova sotto la mia cupola gemella, che ora si chiama Deutscher Dom, ma che non è più una chiesa, venne edificata nel 1708, subito appresso a quella francese, e le fu dato inizialmente il nome di Neue Kirche, Chiesa Nuova.

Il nome della piazza, Gendarmenmarkt, è di origine militare. Gens d’Armes era infatti un battaglione di Federico I, alloggiato qui vicino, che diventò poi reggimento. Federico I aveva una gran passione per l’esercito, come si vede benissimo qui. Ecco perché lo si chiama il Re soldato. Il suo successore, Federico II,  detto il Grande, al potere dal 1740,  si sentiva, invece, figlio dell’Illuminismo francese. Voleva fare di Berlino una piccola Parigi. Noi cupole di Gendarmenmarkt siamo infatti una parte del suo sogno. Ebbe appena il tempo di realizzarlo, quando morì nel 1786. A lui successe poi suo nipote Federico Guglielmo II, ma solo per undici anni, giacché morì nel 1797.

Federico il Grande diede pure ordine nel 1774 a Georg Christian Unger di costruire fra le due chiese un piccolo teatro francese, la Komödienhaus. Pochi anni dopo decise di allargare questo teatro e commissionò la costruzione del Teatro Nazionale da 2000 posti a Carl Gotthard Langhans. Sì, hai capito bene: Federico I diede il nome alla piazza, permise a Leibniz di fondare l’ Akademie der Wissenschaften e volle le due chiese. Federico II abbellì le chiese con le due eleganti cupole e costruì il teatro. E sai cosa volle scriverci ben visibile in alto?

Ridentur et corriguntur mores, che vorrebbe dire: E’ ridendo che si correggono i costumi. Naturalmente è una frase aperta a diverse interpretazioni, ma la sua intenzione  era quella di un’educazione del popolo attraverso una cultura laica, libera.

E questo concetto era allora molto moderno. Un sovrano che si preoccupa della libertà della satira! Non lo trovi strepitoso? Sai cosa diceva allora Lessing, che in quegli anni era un giovanotto come te? Che lui non avrebbe potuto vivere in nessun altra grande città. Sì, infatti. Proprio come dite molti di voi oggi. Gotthold Ephraim Lessing, Moses Mendelssohn e Friedrich Nicolai erano tre giovani amici amanti della verità, curiosi e di spirito libero che non facevano altro che sviluppare idee di ogni tipo. La mattina si vedevano a casa di Nicolai, che aveva ereditato la libreria, la biblioteca e casa editrice del padre, e la sera continuavano a bere ed a parlare all enoteca Baumannschöle.

Sai cosa successe nel 1785? Come non hai idea! Già detto! E’ l’anno in cui siamo nate noi cupole! Ma insieme a noi nacque pure un manifesto importantissimo che si chiamava Neuer Weg zur Unsterblichkeit der Führsten, Nuova via per l’immortalità dei Principi, praticamente una bomba pubblicata anonima sul Berlinische Monatsschrift. L’ unico modo in cui il monarca avrebbe avuto modo di vivere – si diceva – se non in eterno almeno a lungo sarebbe stato dotando il suo Stato di leggi che non potessero essere facilmente revocate per sola volontà del sovrano stesso o di un suo successore. Gli si stava praticamente chiedendo di trasformare la monarchia assoluta in una monarchia costituzionale nella quale la famiglia reale avrebbe avuto meramente funzioni rappresentative. Mai prima di allora venivano proposte siffatte restrizioni ad un regnante! Che tempi!

E Wilhelm von Humboldt, che avrebbe poi fondato l’ Università di Berlino, a 22 anni era a Parigi a prendere la Bastiglia scagliandosi con veemenza contro i privilegi e contro i nobili.

Tutta questa gioventù ci accompagnò fino al 1800! E così si aprì il secolo del Romanticismo, ma anche della grande politica, della filosofia e dell’unità nazionale.

Vuoi sapere come continuò nel nuovo secolo la storia qui in piazza? Ah, che secolo giovane!

Dopo la Rivoluzione francese nulla fu più come prima. Libertà, Uguaglianza e Fratellanza! Il 1800 fu veramente un secolo di rottura!

La società si andava formando orientandosi definitivamente su nuovi criteri. La città apparteneva ai giovani, con la loro lotta per la libertà, con le loro idee e pensieri, infiammati dalle grandiose opere filosofiche, dalla poesia, dalla musica, dalla pittura, dalla scultura! Dalla scultura…Dalla scultura…di un tavolo? Ma cosa sono quelle mani in alto a forma di T? Ah! Vuoi una pausa?

Un altro caffè? Ma non ti faranno male? Mangiaci almeno qualcosa assieme! Vai qui dietro al Café La Perle. No, turco.

( Chissà se torna. Sembrava interessato…ma anche un po’ provato fisicamente. Ma cosa si fa a questo Berghain? Se torna glielo chiedo. Speriamo che torni.)

Hallo Pierre! Sono felice che tu sia tornato! L’Ottocento è stato proprio un bel secolo qui in piazza!

Di decenni così entusiasmanti non se ne sono poi visti più.

Il 1806, per l’esattezza il 23 ottobre, i Francesi arrivarono nuovamente a Berlino, ma non più come  Ugonotti, bensì come esportatori di libertà, come amava dire Napoleone, ovvero come conquistatori. Era chiaramente ora tutta un’altra storia. I Prussiani guardavano adesso con disprezzo e fastidio a quelle truppe sgangherate eppure vincitrici.

Comincia ad emergere la coscienza di appartenere ad un popolo, quello tedesco, proprio in reazione ad un altro popolo, quello francese.

Siamo di nuovo ad un punto di svolta.

Il 13 dicembre 1807 Johann Gottlieb Fichte tenne i famosi Reden an die Deutsche Nation, i Discorsi alla nazione tedesca, e Federico Guglielmo III, re di Prussia pensò che fossero maturi i tempi per fondare un’università al fine di liberarsi, se non sul piano strettamente fisico almeno su quello culturale, dall’assedio francese. Wilhelm von Humboldt, il giovanotto che all’età di 22 anni era sulle barricate della Bastiglia, aveva anche studiato molto la storia, le lingue e la filologia ed  era ora Ministro della Cultura. Nel 1809 ricevette il permesso di fondare l’ Università di Berlino. Fichte fu il primo Rettore dell’Università, che venne inaugurata il 15 ottobre 1810. Fichte fu un grande filosofo, e questo lo saprai. Forse non ti è ancora mai giunta voce della  grandezza del suo carisma e temperamento. Emerse subito che gli intellettuali vedevano nell’università la possibilità di ricercare ed insegnare liberamente, mentre per il sovrano l’università rappresentava un elemento di coesione patriottica e morale all’ombra della fedeltà alla monarchia.

Come dici? Eh, sì! Interessante. Già sentita anche questa vero? Roba moderna!

Duri e puri i nostri prof! Nel 1813 firmarono fra gli altri Fichte, Arndt, Jahn, Schleiermeier  e 259 studenti un manifesto che chiosava così: Non combattiamo per il Principe, ma per la nostra libertà!Per libertà si intendeva quella dai francesi e la voglia di unificare la Germania, ma anche libertà democratica!

 

Quanto a noi nel 1817 prese fuoco il nostro Teatro Nazionale e fu ordinato subito a  Friedrich Schinkel di costruirne un altro su ciò che restava delle rovine.

E Schinkel lo realizzò. Non aspettava altro! Come dici? Ah sì,  anche questo un déja-vu? Eh sì, il fuoco che distrugge e poi la ricostruzione? Eh sì: anche allora! E questa perenne oscillazione fra l’esigenza di ricostruire ed il farlo spingendosi oltre, verso nuove sfide! Sì, proprio come oggi! La ricostruzione del teatro avvenne fra il 1819 ed il 1821 e Schinkel vi lasciò il suo segno distintivo. Uno stile classico, ma rielaborato con personalissima fantasia. Su uno zoccolo alto sei metri costruì una scalinata libera culminante in un portico delimitato da sei eleganti colonne ioniche sormontate da un timpano. Questo nuovissimo elemento frontale si trova innanzi ad un secondo edificio centrale a sua volta sormontato da un altro timpano, e poi ancora, posteriormente i restanti spazi del teatro si sviluppano lateralmente dando luogo ad un arioso ed armonico gioco di volumi che esaltano e rimandano all’eleganza delle due chiese sormontate da noi belle cupole ai lati della piazza. Guarda che bellezza!

Il nuovo teatro, la Schauspielhaus venne inaugurato il 27 maggio 1821 con la tragedia in versi di Goethe Ifigenia in Tauride, la bella anima libera che rifiuta i compromessi ed è indirizzata al bene, cardine del teatro classicista. I più grandi attori e musicisti di questi secoli sono passati da allora di qui. Il pubblico letteralmente impazzì per Paganini, si commosse  per Liszt, ma forse, se di una sola opera si potesse parlare, tutti noi che c’eravamo allora saremmo concordi nel raccontarvi ciò che accadde alla prima mondiale del Freischütz di Carl Maria von Weber. Ora tutti dicono che quella può ben considerarsi la prima grande Opera Romantica tedesca. Allora nessuno poteva formulare un simile giudizio, ma ciò che era certo era che tutti semplicemente così intensamente la sentivamo, la vivevamo, la respiravamo. Weber aveva sapientemente raccolto leggende ed arie così profondamente tedesche… di quel temperamento emotivo aspro e le aveva elevate con una musica di grande potenza. Tutto il sogno di una cultura si vedeva in quest’opera improvvisamente realizzato. C’era questa dimensione sovrannaturale e misteriosa del primo Romanticismo, il grembo della Natura entro cui si svolge tutta una vicenda fatta di valori mitici, di lotta fra il bene ed  il male, prove, magia, memorie degli antenati, l’esaltazione della vita libera ed autonoma nella famosa scena della gola del lupo. Era una colonna sonora fantastica: tromboni, fagotti, timpani, archi acuti e gravi, corni, clarinetti in un tempo incalzante!…Con questo sentimento straripante e minaccioso, ma al contempo genuino ed ingenuo della musica-natura, Agatha, la futura sposa, che interroga la luna e poi il Coro dei Cacciatori…Come dici? Sai esattamente di cosa sto parlando? Bravo! Conosci quest’ Opera! Bene! Come dici? Ti ricorda il Berghain… Ma cosa diavolo c’entra col Coro dei Cacciatori il Berghain?

Si può almeno vedere sul telefonino? Sì e no? No? Bisogna andarci di persona? Certe atmosfere vanno vissute sulla propria pelle? Non è che internet possa sostituire una tale esperienza?  Vedi che la pensiamo allo stesso modo? Allora io una volta vado al Berghain…chissà che non ci ritrovi quello spirito di allora…Come dici? La storia è diversa? Certo, e voi siete altri e non si possono fare paragoni, ma un certo spirito, quello mi piacerebbe risentire! Lo so che non troverò il Coro dei Cacciatori, ma chissà…forse quella voglia di scoprire, di sapere, e poi di mettersi in qualche modo alla prova…o più semplicemente alla ricerca…Dici di no?

Sai cosa diceva Schinkel, sì lo Schinkel che ha costruito quella meraviglia che è davanti a te e non solo? Lo Schinkel che ha in pochi decenni abbellito Berlino, uno dei massimi architetti di tutti i tempi?

Überall ist man nur da wahrhaft lebendig, wo man Neues schafft, überall, wo man sich ganz sicher fühlt, hat der Zustand schon etwas Verdächtiges, denn da weiss man etwas gewiss. Also etwas, was schon da ist, wird nur gehandhabt, wird wiederholt angewendet, dies ist schon eine halb tote Lebendigkeit. Überall da, wo man ungewiss ist, aber den Drang fühlt und die Ahnung hat, von und zu etwas Schönem, welches dargestellt werden muss – da, wo man also sucht, ist man wahrhaft lebendig. Che tradotto liberamente suona così: Si è veramente vivi solo quando si fa qualcosa di nuovo. Se ci si sente completamente sicuri di una cosa, la cosa in sé è già sospetta. Se ci si limita a ricopiare una cosa già esistente la cosa è già mezza morta. Invece laddove non si è tanto sicuri, perché è un terreno ancora inesplorato, ma si sente una spinta, una voglia di fare qualcosa di bello, allora è là, in quella ricerca che si è vivi.

Ah sì? Qualcosa di simile la dicono anche i tuoi miti? Vedi?

No, Schinkel non era tatuato, per quanto io ne sappia e non aveva piercing. Aveva studiato molto ed era stato a Roma, la sua ispirazione e la sua passione. A Roma aveva lavorato come illustratore e qui  aveva anche conosciuto Wilhelm von Humboldt. Viaggiare e studiare erano e sono ancora essenziali per conoscere. Come dici? Ah, lo pensi anche tu? Vedi?

Solo chi conosce a fondo può essere maturo per guardare oltre.

Ma dove eravamo rimasti con la nostra storia? Ah, sì: all’ Università.

La sollevazione dell’Università era in realtà un aspetto di un movimento più ampio dei  popoli in Europa. Moti e rivolte scoppiarono in quegli anni  un po’ ovunque.

Intanto venne al trono Federico Guglielmo IV che simpatizzava con gli studenti, mentre la protesta si era estesa, fra l’altro, a tutta la Germania. Nel 1836 arriva a Berlino Karl Marx e nel 1841 Friedrich Engels. Il Sovrano non fa in tempo a promettere riforme democratiche, come l’abolizione della censura, che a Berlino scoppia la Rivoluzione nel marzo del 1848. Gli studenti diventano corpi armati e borghesi e lavoratori si uniscono contro l’ Assolutismo. Nel 1848 dal 19 settembre al 10 novembre la nostra Schauspielhaus fu non più teatro di opere, bensì dell’Assemblea nazionale dei rappresentanti del popolo prussiano. Si chiedeva una Costituzione, ma presto tutto venne restaurato nelle sfere dell’assolutismo prussiano. Eppure si stava viaggiando verso l’ unificazione della Germania prima e verso i nazionalismi poi. All’Akademie, lì alle tue spalle, intanto transitavano giganti come Gauss, Frobenius, Kirchoff, Werner von Siemens, Roentgen, Alexander von Humboldt, fratello di Wilhelm, appassionato di geografia, botanica biologia,Virchow, Schelling, Mommsen. E non fare quella faccia! Sono giganti del pensiero, Pierre, mica degli yeti! E poi comunque non attaccano alle spalle! Allora i saperi erano distinti in umanistici e scientifici.

I tempi cambiavano ancora sulla nostra piazza fino a che non divennero sempre più cupi.

Nel 1871 Reinhold Begas realizzò la statua di Schiller, simbolo di cultura nazionale, con le muse.

Poi vennero le due guerre.

Alla fine della seconda eravamo un cumulo di macerie. Appartenevamo al governo della DDR, ma non le interessavamo molto.

Iniziarono a restaurare il Deutscher Dom nel 1966 con calma e si portarono a termine i lavori solo a metà degli anni Novanta. Juergen Pleuser fece però un lavoro radicale. Unì la cupola alla struttura sottostante in un bellissimo e nuovo spazio che ospita ora la mostra permanente del Parlamento Tedesco sulla Storia della Germania. Tutta. Si chiama significativamente Frage an die Deutsche Geschichte, Wege-Irrwege-Umwege, Domande alla storia tedesca, vie – vie sbagliate – vie traverse. La visita è gratuita e te la consiglio proprio. Ti offrono anche un bicchier d’acqua e ci sono bagni bellissimi. Ma soprattutto ci sono le storie che ti ho raccontato e quelle che non ti ho raccontato. La mia cupola con la sottostante chiesa sono state restaurate nel 1977, ma non in modo così radicale come è avvenuto per la mia gemella. Io sono ancora una cupola un po’ staccata dal corpo…Da me si può salire, pagando 3 euro, a vedere la piazza dall’alto. Come dici? Vuoi salire qui su da me? Sì, se vuoi. Il panorama non è così bello come quello che puoi ammirare da Clara, la cupola del Reichstag, però è un punto di vista da non perdere! Innanzitutto vedrai che sono circondata da gru che si muovono contemporaneamente, ma con ritmi diversi in tutte le direzioni. Una coreografia, strana, asincrona, unica. E poi, a ridosso dello splendore della piazza vedrai una distesa di Plattenbauten, quei fabbricati modulari giganteschi della DDR. E ti chiederai di nuovo: ma dove siamo? Ma perché tutto così diverso e così assieme? Può il Classicismo circondarsi di Plattenbauten? Può. A Berlino. Una cupola come me, per esempio, proprio perché ancora con la testa mica tanto salda sul collo potrebbe una notte decidere di mettersi in fila per tentare di entrare al Berghain, mentre tu una domenica mattina come questa puoi stare ad ascoltare me.

Sai cosa ha sempre contraddistinto Berlino? Ora lo avrai capito sentendo parlare degli Ugonotti, dell’Illuminismo, di Federico II, di Schinkel…Berlino è stata sempre alla confluenza di pensieri, culture e quindi anche di forme d’arte differenti che riescono a convivere civilmente.

Questa apertura, questa vocazione all’accoglienza è antica, caro Pierre, ed è questo che ci tenevo a dirti stamattina. E mi fa così piacere che tu sia rimasto! Di tutte queste parole che ti sono piovute da quassù mi piacerebbe tanto che tu ricordassi solo che ciò che pure sembra statico in realtà non lo è, o non sempre lo è stato. O cose in apparenza identiche, come queste due cupole, se vai bene a vedere in realtà sono diverse. La Storia, l’Arte sono poi al contempo  un andare e rivenire ma anche una scoperta ed una avventura continua verso il futuro e che adesso questo futuro è vostro, caro Pierre! Vai lì a salutare le muse che sono attorno a Schiller prima di andartene. C’è la musa della Lirica con l’arpa, quella della Storia con impressi i nomi di Lessing, Kant e Goethe, quella della Tragedia con maschera e pugnale e poi c’è quella della Filosofia che srotola una pergamena con su scritto: Conosci te stesso.

E adesso vai, caro! Stammi bene! Ma figurati! Buona domenica anche a te!

3 anni fa